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- Il cervello non è protetto solo fisicamente da una robusta scatola cranica, ma anche chimicamente dalla cosiddetta barriera emato-encefalica, una sorta di filtro chimico intelligente che fa passare solo quello che conosce o che è abbastanza bravo da ingannarla.
Ma un ricerca pubblicata su Advanced Healthcare Materials ha dimostrato che è possibile, per ingannare le difese chimiche del cervello, usare dei batteriologi, cioè dei virus non patogeni (attaccano solo i batteri) già diffusi in modo ubiquitario nel nostro organismo e già oggi usati (seppure non esattamente gli stessi) in alcune terapie antibiotiche dove quelle tradizionali non funzionano più. Opportunamente ingegnerizzati e caricati con i farmaci giusti, questi virus possono infatti agire da cavalli di troia portando il loro carico terapeutico esattamente là dove serve.
Prof. Alberto Danielli, responsabile del laboratorio di Biotecnologie Molecolari del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna. - C’è a chi l’idea piace e chi urla allo scandalo. Resta che la crisi idrica del Lago Trasimeno è feroce. Siamo a 2 metri sotto il livello idrometrico in un lago con una profondità media di poco più di 4 e la proposta di intervenire con impianti fotovoltaici galleggianti per ridurre l’evaporazione, che è una delle cause principali della crisi, avrebbe un’indubbia efficacia: nel caso del Trasimeno si parla di almeno 2 metri cubi d’acqua risparmiati per ogni metro quadro di pannelli, su questo la letteratura scientifica è chiara.
Non una soluzione di tutti i problemi, ma una opportunità per ridurre la crisi del più grande lago del Centro Italia producendo energia rinnovabile (tra l’altro il FV galleggiante è più efficiente di quello sulla terraferma), rilanciando la pesca e aprendo anche alcuni inediti scenari turistici, grazie alla possibilità di inserire “paesaggisticamente” gli impianti galleggianti, come si è fatto nel bacino della diga di Hapcheon in Corea del Sud, coi suoi campi fotovoltaici galleggianti a forma a fior di prugno.
Ospite Fabio Roggiolani, cofondatore di Ecofuturo e promotore dell’iniziativa. - Se è vero che il fotovoltaico richiede superfici estese, ponendo sfide legate al consumo di suolo e alla tutela del paesaggio, è pur vero che il mare e i bacini di acqua dolce rappresentano un territorio pressoché inesplorato dal punto di vista energetico, dove impianti fotovoltaici a pelo d’acqua possono trovare sia spazio che condizioni favorevoli, grazie alla capacità dell’acqua di mitigare i picchi di temperatura che causano perdite di efficienza ai pannelli, i quali a loro volta riducono l’evaporazione.
Una recente pubblicazione scientifica ha riportato dati sorprendenti relativamente a un grande impianto fotovoltaico flottante situato a Taiwan, in una baia protetta con acque molto basse, che avrebbe prodotto il 12% più energia di un analogo campo fotovoltaico posto posto su terra ferma nelle immediate vicinanze. Numeri più alti di quelli normalmente presenti in letteratura e che tuttavia suggeriscono l’esistenza di nicchie particolarmente favorevoli a questa tecnologia.
Giuseppe Marco Tina, Professore di Sitemi elettrici per l’energia dell’Università di Catania al Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e Informatica. - Dove può propagarsi più rapidamente un incendio? Quali territori sono maggiormente esposti? Dove intervenire con diradamenti per ridurre il rischio? Se il numero di incendi è diminuito rispetto ai picchi degli anni ’80, è grazie a una maggiore prevenzione. Negli ultimi 10 anni si è registrato un notevole incremento degli ettari bruciati e dei “super-incendi”, alimentati dalle ondate di calore e dalla siccità accentuati dal cambiamento climatico. Anche la geografia degli incendi è in evoluzione, perciò lo storico degli incendi non è più sufficiente a programmare le attività di prevenzione. Da qui il progetto FIRE-BOX, coordinato dall’Università Statale di Milano, che ha prodotto un database nazionale degli incendi, una mappa nazionale dettagliata dei combustibili, e un tool che permette costruire simulazioni di incendi e di propagazione del fuoco, già applicato a 6 parchi nazionali e ora a disposizione di tutte le PA. Ne parliamo con Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e pianificazione forestale al dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e coordinatore del progetto.
- Immaginate di poter rendere il legno temporaneamente flessibile e modellabile, come accade coi metalli e con le plastiche. Oggi è qualcosa che richiede processi altamente energivori basati su una lenta “cottura a vapore” che ammorbidisce la lignina. Almeno finora, perché l’IIT ha sviluppato e descritto in un articolo su Nature un processo per modellare il legno completamente nuovo e nettamente più sostenibile. Alla base del nuovo processo c’è il Cyrene™, un solvente green di nuova concezione, derivato dalla stessa cellulosa presente nelle piante, che diluito opportunamente si è dimostrato capace di ammorbidire anche la componente più tenace del legno: i cristalli di cellulosa. Le applicazioni sono potenzialmente moltissime, in settori quali il design e l’arredamento, la liuteria e il mondo dei giocattoli. Ce ne parla Athanassìa Athanassìou, Vice Direttrice Scientifica dell'Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatrice dell'unità Smart Materials nonché della ricerca in questione.
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Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.Scopri il podcast originale Smart City XL
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