"La stagione delle case vuote" di Francesca Scotti e "La colpa è di chi muore" di Marco Bellinazzo
La sospensione, sia del tempo che degli eventi, è la caratteristica che lega i racconti della raccolta "La stagione delle case vuote", di Francesca Scotti (Hacca). Non è la prima volta che la scrittrice, divisa fra l'Italia e il Giappone, si dedica alla forma narrativa breve, avevamo parlato per esempio de "Il tempo delle tartarughe", e in genere anche i suoi romanzi, da "Elissi" a "Nessuno conosce Sayuki" passando per "Capacità Vitale", sono caratterizzati da una scrittura essenziale e da uno stato di sospensione perché non tutto è descritto, si lascia spazio all'immaginazione del lettore. Questo ovviamente accade ancora di più nei racconti, dove per struttura la brevità e la sottrazione dominano. In questa raccolta i 16 racconti sono ambientati in parte in Italia e in parte in Giappone, dove Francesca Scotti ha vissuto per più di 13 anni. Si racconta di incontri casuali in un bar condividendo lo stesso tavolo, di una bambina che va a visitare una compagna di scuola gravemente malata, ma solo per attirare l'attenzione su di sé e quando la compagna guarisce c'è quasi una forma di disappunto, o ancora per esempio c'è un anziano in una rsa che, vedendo un canarino, riporta alla memoria un trauma sepolto. Tutto viene raccontato con grande senso della misura, senza grandi rivelazioni, lasciando spazio alla fantasia di chi legge.
Nella seconda parte parliamo del noir "La colpa è di chi muore" di Marco Bellinazzo (Fandango). Dante Millesi è un giornalista sportivo con qualche delusione alle spalle, un senso di frustrazione per occasioni mancate e un trauma che arriva dalla sua infanzia a Napoli (un ragazzino con cui giocava a calcio nei vicoli viene ucciso da un colpo di pistola). Oltre al lavoro da giornalista a Milano, allena una squadra di calcio di dilettanti a Sesto San Giovanni e questo è un po' il suo spazio di libertà e di riscatto. Dante Millesi viene coinvolto nelle indagini sul ritrovamento di un cadavere di un giovane nel lago di Lugano. Ma perché un giornalista sportivo viene coinvolto in un'indagine per un presunto omicidio? Perché si sospetta che dietro ci sia un traffico di giovani calciatori dall'Africa: vengono attirati da grande promesse, le loro famiglie pagano cifre ingenti sognando un futuro da calciatori per i propri figli e invece si ritrovano sfruttati, completamente alla mercè di gente senza scrupoli che li costringe, quando arrivano realmente a giocare a calcio, a truccare le partite. Il noir in questo caso, come spesso accade, è una forma di denuncia sociale, un modo per raccontare una verità scomoda che altrimenti sarebbe più complicato riuscire a raccontare in un saggio raccogliendo prove.