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Gabriele Niola
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    Il patto con i mostri di GUILLERMO DEL TORO

    29/09/2026 | 51 min
    Come è stato fatto Il Labirinto del Fauno: dall'inseguimento con la polizia messicana per non perdere i prop di Chronos, all'inferno dei Weinstein su Mimic, al rapimento del padre liberato grazie a James Cameron, fino al taccuino perduto in un taxi a Londra che ha cambiato tutto. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Guillermo del Toro ha fatto un patto con i mostri a 4 anni — per andare a fare pipì senza paura. Lo psicologo gli spiegherà che quella cosa esiste: si chiama fobia inversa. Da quel momento i mostri non lo spaventano più, li ama. Il padre analfabeta vince la lotteria negli anni '70 e si fa installare una gigantesca biblioteca. Del Toro se la divora. Il primo film viene distrutto dai vandali prima ancora di girare. Cronos (1993) si fa in 4 anni con 2 milioni di dollari — di cui 500mila spariti in commissioni bancarie. Per recuperare soldi vende tutto, incluso il furgone. Nel tragitto verso il concessionario, con tutti i prop nel retro, passa col rosso. Non avendo soldi per la mordida — la bustarella alla polizia messicana — scappa, dando vita a "l'inseguimento di polizia più patetico e lento di sempre". Cronos arriva alla Quinzaine di Cannes. Mimic con i Weinstein è devastante: lo vogliono licenziare, è la troupe a ribellarsi. Nel 1997 il padre viene rapito in Messico. James Cameron — nel pieno della post-produzione di Titanic — assume di tasca propria un negoziatore che tratta per 2 mesi e mezzo: il padre viene liberato per 2 milioni. Del Toro dirà che il rapimento era più sopportabile dei Weinstein: "Almeno loro volevano i soldi. Con i Weinstein non ho mai capito cosa volessero." Nel 2003, a Londra, deve scegliere tra il primo Thor e X-Men 3. Dimentica il taccuino su un taxi: 20 anni di idee per Il Labirinto del Fauno, irrecuperabile. Piange in camera d'hotel. Il tassista lo riporta grazie a un foglio col logo dell'hotel trovato dentro. Del Toro attacca il telefono e dice ad alta voce: "Signore, ho capito. Farò il Labirinto del Fauno." Rifiuta il doppio del budget offerto da Hollywood perché richiedevano l'inglese. Zero stipendio, zero percentuale sugli incassi. In Spagna la foresta era bruciata: la dipingono di verde. La protezione civile vieta le armi a salve: gli attori mimano gli spari come i bambini che giocano ai cowboy. L'uomo pallido nasce quando Del Toro disegna gli occhi sulla mano di David Martí per dimostrare l'idea — ispirato a Santa Lucia con gli occhi in mano. Doug Jones dorme con il costume perché ci vogliono ore per toglierlo e rimetterlo. Il mixaggio finale dura 40 ore consecutive: l'ultima revisione si fa con Iñárritu che porta il cibo cinese e aiuta a tagliare 8 minuti. A Cannes: 22 minuti di applausi, record assoluto. Ma la proiezione preferita di Del Toro è quella con Stephen King: "Lo vedevo saltare dalla paura davanti all'uomo pallido." Al Leone d'Oro a Venezia, la traduttrice simultanea capisce male il suo inglese: invece di "I love monsters" traduce "amo la mostarda". Storyline su IG: https://bit.ly/StorylineIGStoryline su TikTok: https://bit.ly/StorylineTK #IlLabirintoDelFauno #GuillermoDelToro #PansLabyrinth #ComeÈStatoFatto #CriticaCinematografica #Cinema #DougJones
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    LA LA LAND: tutto in 40 giorni

    22/09/2026 | 33 min
    Come è stato fatto La La Land: da un musical rifiutato da tutti gli studios a un film girato con 30 milioni, aperto a Venezia e arrivato a 6 Oscar. Con la sequenza dell'autostrada scoperta grazie a Waze, il poster con la mano storta di Ryan Gosling, e il disastro della busta sbagliata agli Oscar. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Per chi vuole approfondire il lato produttivo del film: https://www.screendaily.com/features/how-damien-chazelle-made-la-la-land-for-just-30m/5112184.article E qui per chi vuole approfondire la storia dell'Oscar sbagliato:https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-features/they-got-wrong-envelope-oral-history-oscars-epic-best-picture-fiasco-1087829/ Damian Chazelle aveva scritto La La Land nel 2008, appena arrivato a Los Angeles, volendone fare un musical jazz classico. Gli studios lo volevano rock, senza la sequenza in autostrada e con un finale positivo. Ha detto no e ha fatto Whiplash — prima un corto, poi il lungo — per guadagnarsi la credibilità necessaria a fare il film come diceva lui. Il casting è stato un disastro: Miles Teller era il protagonista maschile prescelto (stesso attore di Whiplash), Emma Watson la protagonista femminile. Teller sparisce dalle trattative in circostanze mai chiarite. Emma Watson rifiuta perché preferisce La Bella e la Bestia. Ryan Gosling — che stava scappando da La Bella e la Bestia — prende il posto. Emma Stone lo segue perché sa che con Gosling funziona: l'unica cosa di Crazy Stupid Love che si ricorda è una loro scena di ballo. I due si allenano per 4 mesi e mezzo separati in un capannone. Ryan Gosling impara a suonare il pianoforte dal vivo. Justin Hurwitz compone 1900 demo prima di trovare le canzoni giuste. City of Stars richiede 31 ciak. La sequenza del tramonto a Griffith Park si gira solo al tramonto, 30 minuti di luce buona per 5 ciak al giorno, 2 giorni: 10 possibilità in totale per centrarla. Non la centrano mai perfettamente — tengono il secondo ciak, con la mano di Gosling storta. Quella mano storta finisce nel poster ufficiale, che Gosling chiama la sua "LaLa Hand". Nel decennale ha chiesto di correggerla. L'hanno fatto. La sequenza d'apertura sull'autostrada nasce da una multa: Chazelle imbocca per errore una rampa chiusa seguendo Waze, rimane affascinato dalla location, la percorre tutta e mesi dopo riceve la contravvenzione. La girano in 2 giorni, 38 gradi, con la coreografa nascosta sotto le macchine a urlare le indicazioni. Finito il film, ai test screening non funziona. Chazelle lo rimonta mille volte. Slitta la data di uscita — ed è così che diventa disponibile per Venezia. Alla prima qui è un'ovazione. A Telluride, Tom Hanks interrompe la promozione di Sully e dice che il film da 30 milioni ne incasserà 448. Ne incasserà 448. Agli Oscar vince 6 premi. Poi Warren Beatty apre la busta sbagliata e legge La La Land come miglior film. I produttori si accorgono dell'errore sul palco e cedono il microfono a Moonlight. La busta era quella di Emma Stone, già consegnata prima della cerimonia da un responsabile della società incaricata — che in quel momento stava fotografando Emma Stone nel retropalco per i suoi social. #lalaland #DamianChazelle #EmmaStonE #RyanGosling #ComeÈStatoFatto #Oscar #CriticaCinematografica #Cinema
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    Chi è il vero autore di HARRY POTTER

    21/09/2026 | 39 min
    Come è stato fatto il primo film di Harry Potter: dalla resistenza di JK Rowling contro Hollywood, alla scelta del regista, al casting che ha rischiato di portare a un Harry Potter americano. E il problema del titolo. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET Il titolo stava per essere il primo ostacolo: la casa editrice americana voleva chiamarlo "School of Magic", la Warner lo trovava invendibile. Rowling ha ceduto solo sulla parola — "Philosopher" diventa "Sorcerer" per gli USA — e ogni scena in cui si cita la pietra è stata girata due volte identiche. Rowling ha venduto i diritti per meno del dovuto pur di ottenere il controllo su sceneggiatura e casting. Ha detto no a Spielberg (voleva fare un film animato), no a Zemeckis, Rob Reiner e Peter Weir (volevano ambientare tutto in America), e quasi sì a Terry Gilliam — bloccato dagli studios. La scelta è ricaduta su Chris Columbus, presentatosi al colloquio con una sceneggiatura completa scritta di tasca propria, dopo che la figlia lo aveva martellato per mesi.Il casting è stata un'altra battaglia: 40.000 bambini vagliati, Rowling irremovibile sull'inglese. Il favorito era Haley Joel Osment (il bambino del Sesto Senso). Rowling ha telefonato personalmente a Columbus per bloccarlo e ha spinto per Daniel Radcliffe. Rupert Grint ha mandato un VHS in cui rappava, Emma Watson è arrivata grazie alla sua insegnante di teatro. Per Severus Piton, Tim Roth ha rifiutato per girare Il Pianeta delle Scimmie: è arrivato Alan Rickman, a cui Rowling ha svelato l'intera traiettoria del personaggio. Segreto che Rickman ha tenuto per 10 anni senza dirlo a nessuno. La produzione si è insediata agli studi Leavesden, ex hangar della Rolls-Royce: ambienti costruiti per durare una saga intera, con pavimenti in vera pietra, mappe architettoniche di Hogwarts condivise con lo scenografo Stuart Craig, candele fluttuanti passate in CG perché la cera colava ovunque. Il protagonismo che ha reso Harry Potter il film che è — il controllo maniacale di Rowling su ogni aspetto — è la stessa personalità che oggi la rende una figura controversa sui diritti trans. #HarryPotter #JKRowling #ChrisColumbus #AlanRickman #DanielRadcliffe #ComeÈStatoFatto #CriticaCinematografica #Cinema
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    DIO RIDE, NO PARADISE IF YOU'RE KILLED BY A WOMAN, FATHER JOE e le previsioni - Venezia Daily #11

    13/09/2026 | 21 min
    Ultimo giorno alla Mostra del Cinema di Venezia 2026: Dio Ride di Giovanni Veronesi è molto più drammatico del previsto, Father Joe di Luc Besson è una stupidaggine gigantesca ed estremamente divertente, No Paradise If You're Killed by a Woman è uno dei migliori film del festival. E le previsioni sui premi.
    Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET
    Dio Ride è il film di chiusura: Pierfrancesco Favino è un frate francescano nel Medioevo che predica la parola di Dio facendo ridere, Silvio Orlando è l'inquisitore inviato a fermarlo. Ci si aspettava una commedia o un dramedic stile La Vita è Bella — invece è un film drammatico, punto. Le prediche umoristiche del frate sono coerenti con l'umorismo da giullare medievale, non con il nostro. La cosa più intelligente del film è che non nobilita l'umorismo in sé, ma l'impresa: raccontare cose serie cercando di far ridere per arrivare a tutti. Una gigantesca apologia del cinema popolare. Favino usa un'inflessione umbra per rendere il personaggio umile e tenero — la tenerezza smielata non è proprio il mio genere, ma il film è più corretto e strutturato di quanto temessi.
    Father Joe: scritto e prodotto da Luc Besson (non diretto), con Kiefer Sutherland nei panni di un prete cattolico di New York negli anni '90, reduce del Vietnam, armato fino ai denti, che sgomina le gang della droga per salvare i giovani. Sparatoria in chiesa al ralenti, bazooka, esplosione con camminata a rallentatore sui canti gregoriani. Una stupidaggine gigantesca, un B-movie post-tarantiniano che trova l'equilibrio perfetto tra "Madonna che stupidaggine" e "divertiamoci". In sacrestia c'è un'armeria, i chierichetti sono artisti marziali, i rabbini hanno sistemi informatici, l'imam contribuisce alla causa. Le religioni sono in pace tra loro e combattono il crimine per la salvezza degli orfanelli. Voglio il crossover con L'Esorcista del Papa di Russell Crowe.
    No Paradise If You're Killed by a Woman è uno dei migliori e più inaspettati del festival. Produzione Kurdistan iracheno-Svezia, regia norvegese-irachena. Una cecchina Pashmerga cerca la sorella prigioniera dell'ISIS tra le macerie di Mosul — girato nei luoghi veri, ambientazione fuori dalla grazia di Dio. Asciuttissimo, stile cinema europeo di tensione (sembra Sollima), azione contaminata da melodramma mediorientale. La protagonista è caratterizzata non dalla forza ma dalla resistenza al dolore, che è la chiave del grandissimo finale. Fuori concorso, ma è il candidato agli Oscar per l'Iraq.
    Le previsioni: probabile Leone d'Oro a Possible Love, ma il leone che vorrei è per Dau — un pezzo di storia del cinema che però scotta politicamente. Il mio palmarès ideale: Leone d'Oro a Dau, Gran Premio della Giuria a Possible Love, Miglior Attore a Lino Musella, Migliore Attrice a Vanessa Scalera, Miglior Sceneggiatura a Martin McDonagh, Miglior Regia a Werner Herzog, Leone del Futuro alle bambine di Look Back.
    Riprese e montaggio: Bianca Ferrari
    #FestivalDiVenezia2026 #Venezia83 #DioRide #PierfrancescoFavino #FatherJoe #KieferSutherland #LucBesson #NoParadise #MostraDelCinema #CriticaCinematografica #VeneziaDailyVlog
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    RITORNO A BUENOS AIRES, FATHER JOE e DIO RIDE - Daily Venezia #11

    12/09/2026 | 14 min
    Penultimo giorno alla Mostra del Cinema di Venezia 2026: Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis è il migliore dei film italiani in concorso, A Bit of Light delude tantissimo e La Moola non mantiene le promesse. Acquista "Fare film è un inferno": https://bit.ly/InfernoUTET A Bit of Light di Aliasgari era uno dei più attesi — e la delusione è proporzionale. Racconta un uomo a Teheran che ha deciso di farla finita, con i parenti e amici che lo sanno. Il clima del regime iraniano è lo sfondo, ma il film non racconta mai davvero il dramma della persona, le cause rimangono vaghe, il protagonista è fastidioso nella sua passività, e la cosa più imperdonabile è il ritmo: il cinema iraniano contemporaneo ha sempre avuto una scrittura forsennata, questo è appositamente dilatato fino a sembrare un cortometraggio allungato a dismisura. Deludentissimo.La Moola stava in Orizzonti, Barbera l'aveva speso molto in conferenza stampa. L'idea è buona — un finto documentario sul traffico di droga a Marsiglia, found footage stile I Promessi Sposi ("abbiamo ritrovato questo reportage"). Nella pratica è realizzato da quattro soldi, i gangster recitano male il loro essere gangster, i momenti di tensione non lo sono, l'incastro narrativo è poco chiaro. Un'originalità che esiste solo sulla carta. Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis è probabilmente il migliore dei cinque italiani in concorso. Un paramedico che negli anni '70, giovanissimo studente di medicina, veniva usato dalla dittatura argentina per tenere in vita i detenuti durante le torture — costretto, senza alternative, ma collaborazionista. Oggi è convocato a testimoniare al processo. Adriano Giannini è eccezionale nel portare un personaggio combattuto tra tutto: sopravvissuto e complice, vittima e carnefice suo malgrado. Bechis conosce la macchina cinema alla perfezione e usa una leggera patina di genere per farti passare le domande impossibili del cinema d'autore. Riprese e montaggio: Bianca Ferrari #FestivalDiVenezia2026 #Venezia83 #MarcoBechis #AdrianGiannini #MostraDelCinema #CriticaCinematografica #VeneziaDailyVlog
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À propos de Storyline
Fare cinema è un lavoro assurdo. Creare film è ogni volta un piccolo inferno e le persone che ci girano intorno sono strane, originali se non proprio pericolose. Questo podcast racconta le storie dietro ai film, quelle delle vite degli attori o dei registi e tutto quello di paradossale gira intorno al cinema e chi lo fa. Qui in audio su YouTube pure in video. Gabriele Niola è un critico cinematografico, podcaster e creatore di contenuti, da anni scrive di cinema e intervista attori e registi. Tutto pur di non lavorare. Una recensione (a 5 stelle!) è il massimo che puoi fare
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